FOGGIA, 23 gennaio2026 – “Ho seguito con attenzione il confronto tra il senatore PD Andrea Crisanti e il prof. Gabriele Pelissero, presidente di AIOP nazionale, nel programma L’Aria che tira, sul rapporto tra sanità pubblica e sanità privata accreditata. Il punto è che, però, questo dibattito spesso nasce da una narrazione fuorviante: si racconta come se esistessero due sistemi contrapposti, quando la realtà è un’altra”. È quanto dichiara l’AD di Universo Salute Luca Vigilante, Presidente AIOP Basilicata. Universo Salute è un polo sanitario moderno che opera in collaborazione con il Servizio Sanitario Regionale di Puglia e Basilicata, nelle sedi di Bisceglie, Foggia e Potenza. “In Italia – prosegue – esiste un solo Servizio Sanitario Nazionale, pubblico per finalità e per garanzie costituzionalmente ritenute fondamentali, a tutela di tutti i cittadini, a partire dai più fragili, che si realizza attraverso due forme gestionali: strutture pubbliche, in prevalenza, e strutture gestite da organizzazioni di diritto privato (società, cooperative, associazioni, enti religiosi, fondazioni), quando accreditate e inserite nella programmazione regionale.
Questo dualismo gestionale – sottolinea Vigilante – non è un’anomalia: è una scelta del legislatore, coerente con il dettato costituzionale, dunque, del diritto alla salute. Ed è, a mio avviso, una risorsa strutturale del modello italiano. Un modello che, nel complesso, ha prodotto risultati di grande valore: qualità delle prestazioni, capacità di presa in carico di numeri enormi di pazienti nonostante l’aumento della complessità clinica e l’evoluzione della domanda di salute. Non a caso, il nostro SSN è stato tra quelli che hanno retto meglio l’onda d’urto della pandemia.
Va subito detto – puntualizza l’AD di Universo Salute – che l’Italia non è tra i Paesi con la spesa sanitaria più alta in rapporto a stanziamenti economici (seppur in questi anni lo stanziamento in valore assoluto è costantemente cresciuto) e al PIL nazionale; tale dato andrebbe meglio analizzato e forse valorizzato: l’Italia regge una domanda enorme con una spesa relativamente più bassa rispetto a molti Paesi comparabili come abbiamo detto. Nel 2023 la spesa sanitaria corrente nell’UE è stata pari al 10,0% del PIL; l’Italia è intorno a 8,4% (sotto la media UE, con Germania 11,7%, Francia 11,5% e Spagna 9,2%) e, nelle metriche OCSE, anche la spesa pro-capite risulta inferiore alla media. Nonostante questo, il SSN continua ad erogare prestazioni su molti setting e livelli di complessità: un risultato importante, che però oggi è sotto stress, quindi parliamo di un impianto che, nel suo disegno complessivo, rimane positivo e che dovrebbe essere raccontato come tale: un unico sistema, con funzioni diverse, ruoli diversi, livelli di cura diversi.
Sarebbe ad esempio utile – evidenzia Vigilante – lavorare su una considerazione, tra le altre: la variabile più pesante è quella demografica! siamo tra i Paesi più anziani d’Europa, con circa un quarto della popolazione over 65. Questo, da un lato, dimostra la capacità del sistema di farsi carico della fragilità; dall’altro, rende più difficile l’efficienza se la domanda dei grandi anziani (multimorbilità, cronicità, non autosufficienza) finisce per gravare su pronto soccorso e reparti per acuti spesso con caratteristiche di inappropriatezza. Qui sta il nodo: non “difendere una parte”, ma rafforzare la rete e i gradini assistenziali. E proprio qui che il privato accreditato può essere funzionale allo scopo, se integrato in modo strutturale: potenziando setting territoriali/intermedi per fragili (post-acuzie, subacuzie, riabilitazione precoce, LTC) per ridurre accessi impropri in emergenza; collegando operativamente PS/DEU e rete accreditata per acuti per prendere in carico casi “complessi ma gestibili” (stabilizzati, post-acuti, transizioni), liberando posti letto e riducendo boarding, a parità di risorse. Se tutto questo viene approcciato come un unico sistema, possiamo essere fieri di un modello riconosciuto nel mondo e possiamo lavorare per armonizzarlo meglio, soprattutto nelle aree geografiche nazionali dove le risposte oggi non sono sufficienti. Al contrario, se la discussione resta intrappolata tra slogan e pregiudizi, si rischia solo di aumentare la sfiducia e di aggravare l’insoddisfazione di chi già oggi fatica a trovare risposte adeguate.
Io – conclude Vigilante – continuo a credere in un SSN unitario, con regole chiare, controlli rigorosi, trasparenza e responsabilità, capace di valorizzare il meglio della gestione pubblica e, quando serve, anche il contributo qualificato delle strutture accreditate. Con un pilastro imprescindibile: la sanità pubblica come garanzia universale, come fiducia dei cittadini, come luogo di formazione e crescita dei medici e degli operatori sanitari. Se vogliamo migliorare il sistema, dobbiamo farlo partendo da qui: un solo modello, una sola missione, una rete da rendere più efficace”.
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